Quando si parla di ansia da separazione nel cane, di solito ci si immagina un problema “da risolvere in fretta”. Poi, però, arriva quel momento reale: chiudi la porta, fai due rampe di scale e senti abbaiare, graffiare, piangere. E capisci che non è capriccio, è paura. La buona notizia è che gli educatori cinofili hanno un percorso molto concreto, fatto di piccoli passi e tanta coerenza.
Riconoscere i segnali, senza colpevolizzarsi
L’ansia da separazione non è “gelosia” e non è “dispetto”. È una difficoltà a regolare le emozioni quando il riferimento umano sparisce. I segnali più comuni sono:
- vocalizzazioni intense (abbaio, ululato)
- distruzione mirata (porte, finestre, oggetti con il tuo odore)
- bisogni in casa anche se il cane è abituato a farli fuori
- iperattaccamento quando sei presente, difficoltà a rilassarsi
Se ti riconosci in questa lista, respira: non sei “un cattivo proprietario”. Serve un piano, non un rimprovero.
Le due tecniche chiave degli educatori: desensibilizzazione e controcondizionamento
Qui sta il cuore del lavoro. L’obiettivo è insegnare al cane che la tua assenza è tollerabile, e magari perfino prevedibile e tranquilla.
1) Desensibilizzazione graduale
Significa esporre il cane alla solitudine in dosi minuscole, così piccole da non farlo andare in panico.
Una sequenza tipica, semplice ma potente:
- Inizia con micro-assenze, anche solo dietro una porta o un cancelletto per 10-30 secondi.
- Rientra prima che il cane si agiti davvero.
- Premia la calma (anche con un “bravo” tranquillo o un bocconcino), poi torna alla normalità.
- Aumenta il tempo a scatti piccoli, secondi o pochi minuti alla volta, non mezz’ora in una volta sola.
Due dettagli fanno la differenza: niente saluti teatrali all’uscita e niente “processi” al rientro. Se al ritorno trovi danni o bisogni, punire peggiora l’associazione emotiva.
2) Controcondizionamento
È l’arte di cambiare il significato della separazione. In pratica, la tua uscita diventa l’inizio di qualcosa di piacevole. Qui entra in gioco il condizionamento.
Prova così:
- prepara un Kong o un gioco dispensatore ripieno di cibo molto appetibile
- offrilo solo quando stai per uscire
- ritiralo al rientro, così resta “speciale” e legato alla solitudine
Con il tempo, molti cani passano da “oddio se ne va” a “ah, se ne va, arriva il mio rituale buono”.
Routine, energia e un “posto sicuro” che parla di casa
Le tecniche funzionano meglio dentro un contesto stabile. Pensa a una giornata prevedibile come a una coperta: avvolge il cane e abbassa l’allerta.
Ecco le leve più utili:
- Attività fisica prima di uscire: passeggiata annusata, giochi di ricerca, qualche esercizio semplice. Non serve stancarlo fino allo sfinimento, serve scaricare tensione e appagare.
- Routine fisse: orari abbastanza regolari per pappa, uscita, riposo e momenti di solitudine.
- Spazio sicuro: una zona tranquilla con cuccia, coperta con odori familiari, acqua e giochi masticabili. Alcuni cani preferiscono una stanza, altri un recinto ampio, altri ancora libertà in casa, si sceglie osservando.
- Supporti ambientali: musica soft, rumore bianco, oppure diffusori di feromoni (come Adaptil) possono aiutare a creare un clima più sereno, senza sostituire il training.
Errori comuni che sabotano i progressi
Ci si inciampa facilmente, soprattutto quando si è stanchi. I più frequenti:
- aumentare le assenze troppo velocemente
- “testare” il cane con uscite lunghe per vedere se “ora ce la fa”
- usare punizioni o sgridate al rientro
- rendere l’uscita un evento emotivo (saluti lunghi, coccole ansiose)
La regola pratica è: se il cane va in crisi, il passo era troppo grande.
Quando serve un professionista, e perché può cambiare tutto
Nei casi moderati o gravi, l’approccio migliore è integrato. Un educatore cinofilo o un veterinario comportamentalista può:
- valutare la soglia reale di tolleranza del cane
- costruire un protocollo su misura (tempi, esercizi, gestione quotidiana)
- aiutarti a leggere i segnali precoci di stress, quelli “silenziosi”
Se l’ansia è intensa, può essere utile anche un supporto farmacologico (per esempio con molecole prescritte dal veterinario) o naturale, ma solo come parte di un percorso comportamentale, non come scorciatoia.
Il punto finale, quello che rassicura
Gestire l’ansia da separazione richiede pazienza, costanza e tempo. Settimane, a volte mesi. Ma i progressi arrivano, spesso in modo discreto: un abbaio in meno, un riposo più lungo, un rientro senza caos. E a quel punto capisci che non stai solo “insegnando a restare solo”, stai insegnando al tuo cane a sentirsi al sicuro anche quando non ci sei.




