Perché il tuo cane non risponde più ai comandi? Le cause più comuni e come correggerle

Ti è mai capitato di pensare, quasi all’improvviso, che il tuo cane non risponda più ai comandi, soprattutto al richiamo? Quel momento in cui lo chiami e lui sembra “far finta di niente” può essere frustrante, persino un po’ preoccupante. La buona notizia è che, nella maggior parte dei casi, non è disobbedienza “cattiva”, ma una combinazione di abitudini, contesto e motivazione che si può correggere con metodo.

Perché succede proprio fuori casa?

In casa il cane spesso è bravissimo, poi al parco tutto cambia. Non è magia, è contesto. Odori nuovi, altri cani, persone, rumori, perfino il vento che porta tracce interessanti, sono distrazioni potentissime. Il tuo richiamo, se non è stato allenato anche in mezzo al caos, diventa un sussurro in un concerto.

Le cause più comuni (e come riconoscerle)

Di solito il problema rientra in una di queste aree:

CausaSegnali tipiciCosa significa davvero
Distrazioni esterneTi guarda un secondo e poi riparteIl richiamo non “vince” sugli stimoli
Addestramento incompletoRisponde solo in casaManca generalizzazione in ambienti diversi
Associazione negativaTorna lento o scappa quando prendi il guinzaglioIl richiamo preannuncia “fine del divertimento”
Bassa motivazionePreferisce annusare o giocare da soloIl ritorno da te non è abbastanza conveniente
SaluteRisposte più lente, irritabilità, inciampiPuò esserci dolore o calo di sensi
Socializzazione o geneticaTimidezza, paure, scarsa attenzioneServe più lavoro su sicurezza e relazione

Spesso, più cause si sommano. E sì, anche un cane normalmente affidabile può “spegnersi” se inizia a provare fastidio fisico o se cambia routine.

Gli errori che sabotano il richiamo (senza volerlo)

Qui ci caschiamo in tanti, perché sono comportamenti spontanei:

  • Ripetere il comando dieci volte. Il cane impara che le prime nove non contano.
  • Chiamarlo solo per cose noiose (rientrare, fine gioco, bagno).
  • Sgridarlo quando torna. Anche se ci mette mezz’ora, l’unica cosa che deve pensare è: “Tornare è sempre una festa”.
  • Postura “minacciosa” involontaria (corpo rigido, voce tesa, ti avvicini frontalmente). Meglio invitare, non inseguire.

Se ti riconosci, tranquillo: è normale. La soluzione è rendere il richiamo di nuovo prevedibile, chiaro e conveniente.

Come rimettere in pista il richiamo, passo dopo passo

Immaginalo come un reset gentile di addestramento, breve ma costante. Ti propongo un piano semplice, da 10 minuti al giorno.

  1. Scegli un premio “alto valore”
    Bocconcini super appetibili, oppure un gioco speciale che esce solo per il richiamo. Deve battere l’ambiente.

  2. Riparti facile, distanza corta
    In casa o in giardino, chiama una sola volta, voce allegra, poi ricompensa immediata. Se non arriva, non ripetere, avvicinati tu e rendi più semplice l’esercizio.

  3. Crea una “lotteria”
    A volte premio piccolo, a volte grande, a volte gioco. Questa variabilità aumenta la motivazione.

  4. Allena la generalizzazione
    Cambia stanza, poi cortile, poi strada tranquilla, poi parco in orari poco affollati. L’obiettivo è far capire che il comando vale ovunque.

  5. Usa una longhina per sicurezza
    Ti permette di evitare fughe e “successi” del non tornare, senza tirare o strattonare.

  6. Rendi il ritorno l’inizio di qualcosa
    Richiamo, premio, poi “vai” e lo rimandi a esplorare. Così il cane smette di pensare che tornare significhi sempre finire.

Quando pensare alla salute (e fare un controllo)

Se noti che il cane:

  • sembra non sentire bene,
  • è rigido, zoppica, si lecca spesso,
  • appare più irritabile o stanco,
  • ha cambiamenti improvvisi di comportamento,

vale la pena sentire il veterinario. Un dolore anche lieve può far “saltare” la collaborazione: non è testardaggine, è disagio.

Se dopo qualche settimana non migliora

Con pazienza e costanza, moltissimi casi si risolvono migliorando rinforzo positivo, coerenza e relazione. Se però il richiamo resta inaffidabile in situazioni reali, un educatore cinofilo può osservare dettagli che da soli è difficile vedere, tempi, segnali del corpo, livello di stress e scegliere esercizi su misura.

Il punto chiave, quello che cambia tutto, è questo: il cane non “dimentica” i comandi per capriccio, smette di usarli quando non funzionano per lui. Quando torni a renderli chiari, piacevoli e vantaggiosi, il richiamo torna a essere una promessa che mantiene. E il legame, spesso, ne esce anche più forte.

MarinaPress

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